Biblioteche pubbliche: spazi in cui con-vivere

Manca ormai una settimana all’OST – Open Space Technology di Quandodicobiblioteca e vogliamo condividere alcune riflessioni maturate durante la scrittura del primo capitolo di questo percorso partecipativo e approfondirle alla luce di una lettura che abbiamo trovato molto stimolante.

Ormai qualche mese fa, Biblioteche Oggi, un mensile di informazione professionale che si rivolge ai bibliotecari e al mondo delle biblioteche, ha proposto un articolo della Dott.ssa Chiara Faggiolani dal titolo “Le biblioteche come agenti di coesione sociale”*.

L’articolo offre una riflessione a partire dagli  esiti di uno studio di valutazione condotto sui progetti realizzati nell’ambito dell’iniziativa “Favorire la coesione sociale mediante le biblioteche di pubblica lettura”**, un bando promosso nel 2010 da Fondazione Cariplo e Fondazione Vodafone Italia per favorire processi di apertura e inclusione delle biblioteche.

Assumendo la definizione di coesione sociale espressa dal Consiglio d’Europa, ovvero “la capacità della società di assicurare il benessere di tutti i suoi membri, riducendo il più possibile la disparità ed evitando le polarizzazioni”, la Faggiolani pone l’accento sul ruolo delle biblioteche come “agenti” di coesione sociale: istituzioni attraverso cui fare welfare contrastando l’isolamento sociale e culturale che può nascere dalla difficoltà nell’esprimere una propria cultura autonoma.

Ecco allora che risulta indispensabile una presenza capillare delle biblioteche, veri e propri presidi territoriali di cultura e conoscenza che devono stimolare sempre più partecipazione e scambio da parte di tutta la popolazione.

Ed è proprio questo uno dei ruoli principali delle biblioteche che emerge anche dalla fase di ascolto  di Quando dico biblioteca, attraverso le interviste che le ricercatrici di Sociolab hanno condotto ai referenti di tre biblioteche dell’area metropolitana di Firenze prese come casi studio – Oblate di Firenze, Scandicci e Calenzano. Gli intervistati parlano infatti della necessità di pensare le  biblioteche pubbliche come “spazi polifunzionali”, luoghi di collaborazione e coinvolgimento intergenerazionali, accessibili e accoglienti per tutti, dai bambini agli anziani della casa di riposo, senza barriere all’accesso e capaci di attrarre continuamente nuove persone. “Uno spazio pubblico per tutti” e un luogo frequentato per tutta la vita” dove gli stessi bibliotecari assumono il ruolo di “operatori sociali, mediatori e facilitatori dei conflitti”.

“Le biblioteche come agenti di coesione sociale”, Biblioteche Oggi, volume 34, maggio 2016.
** “Biblioteche sociali. Valutazione del bando”, Quaderno n.22 dell’Osservatorio della Fondazione Cariplo.

 

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