Le biblioteche sono un fantastico spazio creativo sotto-utilizzato. Almeno secondo me

La giovane scrittrice freelance, Erika Sauter, scrive una divertente “ode alla biblioteca pubblica” dove, nel raccontare l’evoluzione delle biblioteche dalle origini ai giorni nostri, mette in luce i motivi, personali e universali insieme, per cui anche oggi, nell’era di internet e del “mondo in uno smartphone”, valga la pena uscire di casa, mettere il telefono su silenzioso e varcare la porta della propria biblioteca di quartiere.

Di seguito la traduzione in Italiano del pezzo, l’originale in Inglese è a questa pagina di Medium

La storia insegna che le biblioteche esistono almeno dal 2600 Avanti Cristo e che sono nate in Mesopotamia come luogo per raccogliere documenti pubblici e non. Perché, beh, quale posto migliore per metterli?

Nel corso di secoli e decenni e altri secoli e altri decenni, le biblioteche si sono diffuse lentamente nel resto del mondo. In tutto questo tempo, una montagna di tempo, le biblioteche sono evolute da luogo di raccolta di documenti, a luogo di alta formazione sino ad arrivare ai giorni nostri, ad essere luoghi in cui sono raccolti romanzi, libri, risorse educative e materiali di ricerca.

Poi è successo qualcosa. E’ arrivata la tecnologia. Le persone non hanno più avuto bisogno delle risorse in biblioteca. Grazie a Internet è possibile fare ricerca da casa, scaricare libri sul proprio Kindle e avere le risposte a qualsiasi domanda nel palmo della propria mano, ovunque ci si trovi.

Ma questo non dovrebbe entrare in concorrenza con l’idea un po’ romanzesca della biblioteca. Ad esempio, le biblioteche offrono lezioni gratuite! Sì, proprio così. Lezioni gratuite. Recentemente presso la biblioteca del mio quartiere ho partecipato ad una lezione di cucina, ad una di contabilità, ad una di pittura su bicchieri, ad una di  storytelling e ad una di giardinaggio.  A marzo la storica Kathy Wilson parlerà di “La realtà dietro la gestione di una magione come Highclere Castle, la vera Downton Abbey” Interessante, vero? Eppure, in tutti i casi, sono stata una delle cinque persone che hanno partecipato.

Io ne ho fatto un punto di impegno di trascorrere almeno venti ore alla settimana a scrivere in biblioteca. C’è qualcosa in quell’essere circondata da tutti quei libri, migliaia e migliaia di pagine di avventure e storia,  che mette in moto la mia creatività. E’ il mio posto sicuro. E ‘anche un posto tranquillo perché c’è raramente qualcun’altro  oltre ai ragazzi che fanno skateboard nel parcheggio.

Un giorno, mi sono trovata a leggere L’Almanacco degli agricoltori. In nessun caso al mondo lo avrei letto, se non fosse stato per la biblioteca. Mi piace camminare su e giù per i corridoi senza idea prefissata di quello che voglio leggere. E scoprirlo quando lo trovo.

I giorni in cui mi sveglio sentendomi demotivata e depressa, mi rifugio in biblioteca, mi siedo e leggo il giornale, godendomi il caffè gratuito e il pop corn. Sono due cose che normalmente non vanno insieme, ma va bene così, immagino facciano qualsiasi cosa per attrarre le persone a venire.

Ho anche aderito ad un circolo di lettura. Sì, là fuori nel mondo ci sono ancora circoli di lettura fatti da gente in carne ed ossa. E’ una grande opportunità quella di leggere un libro e di discuterne con altre persone non violente né lunatiche, che sta contribuendo ad ampliare i miei orizzonti  di scrittrice di saggistica.

Non solo, ma quando faccio ricerca, non devo filtrare tutti contenuti scadenti e tendenziosi che trovo online.  Prendo le informazioni da libri di recente pubblicazione o costantemente aggiornati, da riviste scientifiche e da contributi di giornalismo letterario in cui i giornalisti hanno effettivamente indagato la notizia, conducendo interviste e pubblicando le informazioni raccolte per permettere ai lettori di farsi la propria idea di dove sia la verità.

E meglio di tutto, si possono vedere film gratis.

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